Le protagoniste sono tre operaie: Klara, l’aspirante leader, Agnese, la pigra mediatrice, e Martha, quella nuova. Il lavoro in fabbrica è logorante, soprattutto per le donne, persino sciogliere i capelli durante l’orario di lavoro è un atto trasgressivo sottoposto a rigido divieto e sembra impossibile sognare qualcosa di più. Un giorno, però, succede qualcosa: Martha inizia una relazione clandestina con il loro capo e, da quel momento, le tre donne cominciano a ottenere dei piccoli miglioramenti sul lavoro, guidate dal sogno di Klara di una ribellione contro il sistema. Mentre ottengono sempre di più, le tre donne si spingono a desiderare cose sempre meno innocue, sempre più proibite. Il testo si ispira al modello della fiaba in cui il soprannaturale sembra entrare nella realtà e il desiderio è una forza ambigua, che spinge a superare un confine vietato e, poi, a pagare un prezzo troppo alto. Le tre donne, insieme, sperimentano l’euforia di progettare un riscatto – personale e collettivo – e, nel bene e nel male, scoprono di avere il potere di cambiare la realtà.
Dalle note di regia
La regia porta a compimento l’ambivalenza del testo che si muove tra concretezza estrema del contenuto e del lessico e una sospensione dei confini del reale tipica della fiaba. Siamo davanti a una fabbrica, dove, a nostra interpretazione, viene prodotto qualcosa dall’aspetto e dall’odore sgradevole, come carne in scatola per animali, che rende le operazioni meccaniche delle tre donne ancora più sofferte e svuotate di un significato. Alludiamo alla fabbrica attraverso la presenza dei barattoli di latta: in uno spazio scenico buio e vuoto, la fabbrica è una sagoma di barattoli che si alzano verso il cielo, una cattedrale di cemento la cui ombra si allunga sulle protagoniste. La fabbrica è sempre presente nelle parole delle attrici anche se non entreremo mai davvero lì dentro: un luogo oscuro che incombe, il simbolo di un presente che è un pantano da cui non si può scappare e dell’oppressione. In questa oscillazione tra crudezza del reale e sospensione fiabesca, il soprannaturale è un elemento poetico a cui la regia allude senza mai darne una prova certa: non si sa se esista davvero, ma la realtà produce uno strano e inquietante meccanismo di coincidenze che si trasformano presto in una trappola e questo è lo spazio in cui è possibile, per il pubblico, credere nell’incredibile.
Il testo di Chiara Arrigoni ha vinto il Premio Scintille 2023 (ex aequo con il progetto La tecnica della mummia di Amaranta Indoors), qui di seguito la motivazione della giuria: «Versatili, lancinanti e visionarie le attrici delle Ore Piccole (…) una drammaturgia originale che affronta e miscela i temi legati alla condizione femminile sul lavoro e non solo per una fiaba tragicomica, tra tentativi di riscatto, cadute e risalite».
A LITTLE GOSSIP NEVER KILLED NOBODY
testo Chiara Arrigoni
con le riscritture regionali della regista e delle attrici
regia Francesca Caprioli
con Chiara Arrigoni, Giulia Gallone, Ottavia Orticello
disegno luci Francesca Caprioli
con Giulia Gallone, Ottavia Orticello, Chiara Arrigoni
costumi Paola Arcuria e Francesca Caprioli
un progetto Le Ore Piccole
informazioni
+39 380 470 4907









