Quo vado?

Piaccia o non piaccia l'Italia è drammaticamente così, facciamocene una ragione (o indignazione?)

Il campione di incassi di inizio 2016 sta dividendo il critico-pensiero dei media, innegabile che Checco Zalone, con la sua creatura, abbia presidiato le sale con un numero impressionante di copie distribuite, ma è anche innegabile che il comico, ma anche sceneggiatore, abbia messo in burletta un atteggiamento tipicamente italiota: il mito del posto fisso, da ottenere ad ogni costo.

Si sta parlando molto di "Quo Vado?", ultima fatica cinematografica di Checco Zalone che per questa sua quarta prova si è affidato, come sempre, alla regia di Gennaro Nunziante (coautore anche di soggetto e sceneggiatura). A fargli compagnia sullo schermo dei buoni attori, tra cui non possiamo non notare (e con molto piacere) Lino Banfi e Maurizio Micheli.

La storia d'amore di Checco per Valeria (interpretata da Eleonora Giovanardi) è una "storiellina" natalizia, divertente e adatta al periodo, quello che sembra veramente fuori luogo è il polverone di critiche che questo film ha immediatamente ricevuto, tanto grande, quanto ingiustificato. A meno che - ammettiamo di essere maligni - il tutto non sia frutto di una sottile trovata pubblicitaria, sullo stile del "parlatene bene, parlatene male, purché ne parliate". Ma dubitiamo che qualcuno della produzione si prenda la briga di venirci a dare delle spiegazioni. Se noi fossimo dall'altra parte, di sicuro non lo faremmo.

Divagazioni a parte, il comportamento del personaggio principale, il classico impiegato pubblico nullafacente, è ovviamente estremizzato per suscitare la risata del pubblico, ma, volendolo cercare, cela - e nemmeno troppo - una buona analisi e conoscenza dell'apparato burocratico e politico italiano da parte degli autori, che hanno reso ridicolo (ma probabilmente lo era già del suo) il tentativo politico - e forse ruffiano, sempre per pensar male - di "eliminare" le Province. Meno consistente e consapevolezza per la famiglia allargata e la "Norvegia", ma stiamo sempre parlando di un prodotto di intrattenimento puro che probabilmente non ha nemmeno la pretesa di essere selezionato per qualche festival. Ci si chiede anche perché queste critiche colpiscano sempre i blockbuster, lo stesso è successo con 007 e con il settimo episodio di Guerre Stellari, come se portare il pubblico nelle multisale sia un difetto e non un pregio. Ma forse è difetto quando il film non è proprio.

Questo atteggiamento ricorda quello riservato da certa critica agli autori di successo commerciale, vedi quello che è successo a Fabio Volo, ingenerando la confusione che non si possa coniugare popolarità con sufficiente qualità, anche in questo caso la differenza con Pirandello si vede, ma nessuno dei diretti interessati si pone a confronto con i grandi autori della cinematografia o della letteratura. Ed è probabile che non lo abbiano nemmeno mai preso in considerazione.

Sarebbe curioso, tornando a "Quo Vado?", mettere alla prova Zalone con un prodotto alla Monicelli, dandogli la libertà di scavare a fondo nei malcostumi italiani, ma - riflettendo - perché dovrebbe farlo? Di sicuro i produttori non glielo chiederanno mai, visto che così, con un intrattenimento leggero, ha già superato i 22 milioni di euro al botteghino in meno di una settimana. E' naturale che poi si faccia polemica.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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