A vent'anni dalla scomparsa, Palazzo Ducale a Genova ospita una retrospettiva dedicata a Mimmo Rotella.
L'esposizione ripercorre sessant'anni di ricerca, dal 1945 al 2005, analizzando l'evoluzione del décollage e il suo impatto sulla cultura visiva contemporanea, restituendo una lettura critica del rapporto tra arte, immagine e società.
Il percorso espositivo e la grammatica del décollage
Curata da Alberto Fiz e prodotta da MetaMorfosi Eventi in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, la rassegna presenta oltre cento opere provenienti da istituzioni come il Mart, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e la Heidi Horten Collection. Il nucleo centrale dell'indagine resta il décollage, inteso non come mera tecnica decorativa, ma come gesto critico e politico verso la società dei consumi. Tra i lavori di rilievo figurano tre pezzi presentati alla Biennale di Venezia del 1964: Tenere è la notte, Violenza segreta e Birra!.
Il percorso si articola in sette sezioni tematiche. Si parte dai primi esordi astratto-geometrici e dalle poesie epistaltiche del 1949, per arrivare ai retro d'affiche e ai décollage figurativi degli anni Sessanta, in cui icone come Marilyn Monroe (opera del 1963 dalla Heidi Horten Collection) e John F. Kennedy vengono decostruite. In opere come Viva America e Hommage au President (1963), Rotella evidenzia il cortocircuito visivo tra politica e consumi, accostando il volto del presidente a immagini pubblicitarie. Come ha evidenziato la direttrice Ilaria Bonacossa, l'artista ha individuato precocemente la crisi dell'immagine, anticipando tematiche care all'Arte Povera e al Nouveau Réalisme.
Dagli anni di piombo alle sperimentazioni materiche
La mostra non tralascia le fasi successive della produzione dell'artista. Una sezione specifica è dedicata agli anni di piombo, con riporti tipografici su tela emulsionata realizzati tra il 1979 e il 1980. Opere come Il martire, che ritrae Aldo Moro, documentano un reportage visivo mediato dalla stampa dell'epoca, abbandonando l'universo delle celebrità per confrontarsi con la cronaca nazionale. Dagli anni Ottanta in poi, la ricerca si orienta verso le sovrapitture, i blank (come Large green blank del 1980) e le lamiere, mantenendo intatta la tensione verso la tridimensionalità e l'assemblaggio.
Un focus particolare lega l'artista alla città ospitante e alla dimensione performativa: nell'ottobre 2004, in occasione della rassegna curata da Germano Celant, Rotella eseguì a Genova Il rito della lacerazione. La performance è documentata in mostra da frammenti e materiali video d'archivio. Sul fronte istituzionale, Sara Armella, Presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, sottolinea come l'iniziativa confermi il ruolo dell'istituzione nel proporre riflessioni sulla contemporaneità, mentre Simona Ferro, Assessore alla Cultura della Regione Liguria, evidenzia la sinergia tra fondazioni e territorio nel trasformare la memoria storica attraverso il linguaggio visivo.
Il catalogo e il contesto documentario
L'esposizione è supportata da un catalogo edito da Magonza, in doppia lingua italiana e inglese. Curato da Alberto Fiz, il volume include saggi critici dello stesso Fiz, di Ilaria Bonacossa e di Valérie Da Costa, oltre a un'ampia antologia, biografia e cronologia. Con un approccio filologico, il testo analizza l'intero iter creativo, dalle sperimentazioni astratte alla Mec-Art, fino alle Nuove icone, proponendosi come strumento di riferimento per lo studio dell'artista. Arricchiscono il percorso gli scatti del fotografo Paolo Di Paolo e un nucleo di materiali d'archivio della Fondazione Mimmo Rotella.
Scheda Mostra
- Titolo: MIMMO ROTELLA. 1945–2005
- Sede: Palazzo Ducale, Sottoporticato, Piazza Matteotti 9, Genova
- Date: 24 aprile – 13 settembre 2026
- Orari: da martedì a domenica, 11.00 - 19.00 (biglietteria chiude un'ora prima)
- Biglietti: 12 € intero, 10 € ridotto
- Sito web: www.palazzoducale.genova.it
- Curatela: Alberto Fiz
- Produzione: MetaMorfosi Eventi e Fondazione Mimmo Rotella
- Catalogo: Magonza









