L'evento conclusivo della 65esima edizione di Stresa Festival alla Scala, che abbiamo già annunciato (vedi La Nona Sinfonia di Mahler alla Scala, con strumenti originali), sta attirando l'attenzione di molti appassionati, mahleriani o meno. Abbiamo approfittato di un momento di pausa dalla preparazione e della gentilezza del direttore di orchestra, Philipp von Steinaecker, per avere maggiori dettagli sul concerto.
La Fondazione ha creato una collezione di strumenti che ricostruisce meticolosamente quelli utilizzati dall’Orchestra dell’Opera di Vienna intorno al 1900. Cosa cambia all’ascolto?
Ogni singolo strumento ha un carattere incredibilmente marcato e un suono quasi plastico, tridimensionale. La cosa interessante è che, allo stesso tempo, questi strumenti si fondono straordinariamente bene tra loro, creando colori misti che non conosco con gli strumenti moderni. Un flauto e un clarinetto insieme, per esempio, sembrano quasi diventare un nuovo strumento. Gli ottoni possono squillare magnificamente, senza però risultare mai troppo forti, mentre il suono caldo delle corde di budello permette di utilizzare meno vibrato. In questo modo l’estrema polifonia della musica di Mahler diventa più trasparente e le singole voci si possono seguire con maggiore chiarezza.
Ritiene che una struttura come quella della Scala possa restituire in modo più filologicamente corretto il suono rispetto a un edificio moderno?
Naturalmente lo spazio è estremamente importante. Trovo sempre particolarmente emozionante ascoltare strumenti antichi in sale storiche, anche se la Scala è molto più antica sia dei nostri strumenti sia della musica di Mahler. Come sala da concerto, ha un suono molto diretto, sincero, ma anche corposo, e credo che permetterà di percepire molto bene il carattere dei singoli strumenti. Naturalmente, per ora posso soltanto immaginare come sarà: sono molto curioso di scoprire cosa accadrà realmente.
Come ha scelto i professionisti che affiancano i ragazzi della Mahler Academy? Che sinergia si è creata fra loro?
Gli studenti provengono da tutto il mondo. Ogni anno esaminiamo circa mille candidature: leggiamo i curriculum, guardiamo i video, ascoltiamo tutti e poi scegliamo. Quando questi giovani hanno incontrato i già professionisti è nato rapidamente un rapporto amichevole e molto aperto, anche perché, in un certo senso, tutti devono imparare qualcosa di nuovo su questi strumenti. Si crea così un gruppo internazionale e multigenerazionale che impara e scopre insieme. Nasce uno spirito da pionieri, quasi da spedizione in un territorio sconosciuto. E, cosa non meno importante, ci divertiamo moltissimo!
La Mahler Academy è nata nel 1999 a Bolzano per volontà di Claudio Abbado. Come si trova la propria via interpretativa di fronte a un’eredità così grande?
Non passa praticamente un giorno senza che io pensi a Claudio, soprattutto quando suoniamo Mahler. Le sue interpretazioni saranno per sempre nel mio cuore e sono state infinitamente importanti per me. In molte delle sue registrazioni, del resto, ho suonato anch’io come violoncellista. Allo stesso tempo, lo studio delle antiche tecniche esecutive e delle convenzioni ormai dimenticate ci ha permesso di scoprire nuove possibilità espressive e nuove soluzioni, che poco a poco si sono unite dando vita a una nostra nuova interpretazione. Claudio è certamente presente in tutto questo. Ma dai più grandi modelli bisogna anche riuscire a emanciparsi, altrimenti si rischia di diventare semplicemente degli epigoni.
Cosa crede portino con loro da questa esperienza i giovani dell'Accademia?
Naturalmente imparano a suonare strumenti storici e a utilizzare le corde di budello. Imparano moltissimi fatti storici, comprendono meglio il contesto in cui questa musica è nata e riflettono sul suo significato. Ma imparano anche qualcosa di più generale: che nell’arte non esistono verità assolute e che, guardando al passato, si possono sempre fare scoperte nuove e sorprendenti. Soprattutto, imparano che bisogna continuare per tutta la vita a studiare, a cercare, a mettere in discussione ciò che si sa; che nell’arte bisogna continuare a evolversi e che, forse, non si arriva mai definitivamente da nessuna parte. Ed è proprio questo che ci rende felici.
Ha di fronte una persona che non ha mai ascoltato Mahler. Come gli presenterebbe l'evento del 9 settembre?
Questa musica è stata scritta per te. Capisce i tuoi dolori, le tue paure, i tuoi dubbi e le tue gioie. E ti mostra che da ogni oscurità può esistere una via d’uscita.






