Nona di Beethoven a Firenze (recensione)

Un concerto speciale - protagonista la Nona Sinfonia - per ricordare l'alluvione fiorentina

Un momento del concerto a Firenze
Un momento del concerto a Firenze

Gli “Angeli del fango” che nell’alluvione di Firenze di 60 anni fa hanno sorpreso e commosso il mondo sono ritornati come in un sogno nella chiesa di Santa Maria Novella del capoluogo toscano ad ammonire ed infondere speranza. Soprattutto a non dimenticare. Presenti nei ricordi, ma anche fisicamente, dal momento che alcuni di loro - oggi coi capelli bianchi - sono stati omaggiati di pergamene celebrative. E i ricordi si sono confusi nelle note di una delle composizioni più solenni ed emblematiche della storia della musica: la Nona Sinfonia di Beethoven, il cui inno finale alla “Gioia” su versi di Friedrich Schiller, è un messaggio universale di fratellanza, pace e unità tra i popoli.

Il concerto di commemorazione - promosso da Lions Club Firenze “Filippo Neri” con il ricavato destinato alla Croce Rossa Italiana e alla Fondazione Nazionale Italiana Tumori - ha visto schierata di fronte all’altare maggiore l’Orchestra “Florence Symphonietta” (fondata nel 1993) - diretta da Grazia Rossi - formata di circa 200 elementi (compresi coro e voci), al cospetto di una platea di oltre 500 persone assiepate tra le navate della chiesa. L’esecuzione si è rifatta all’edizione critica anni Novanta di Piero Bellugi di cui Grazia Rossi è stata per molti anni premurosa assistente. “Devo tanto a questo eccezionale maestro - ha detto - che mi ha nutrito di musica e di saggezza”.

I quattro movimenti sono stati eseguiti sui metronomi indicati da Beethoven con evidenti vantaggi sulla orchestrazione, apparsa più dolce e leggera, quantunque pervasa da solide espressioni drammatiche. Ne è risultato un “sentire” soffice e gradevole, impreziosito peraltro da un discreto dosaggio di luci sugli affreschi del Ghirlandaio dell’abside centrale. Un’esperienza immersiva unica che sarebbe stata condivisa dallo stesso Beethoven quando ha seguito l’orchestra dal palcoscenico di Vienna nella “prima” del 1824. Ha fatto storia l’aneddoto di non essersi accorto della fine dell’esecuzione, dal momento che aveva le spalle rivolte al pubblico. Sarà un orchestrale a farlo girare per vedere la platea in tripudio con applausi che non poteva udire. 

Il maestro Grazia Rossi ha gestito l’orchestra con una gestualità essenziale e composta, affidandosi spesso alla mano sinistra per accarezzare gli strumenti, con particolari premure per l’ottavino il cui esile fiato nella “marcia alla turca” è volato alle antiche crociere delle volte. Con la mano detta il fraseggio, sottolinea le aperture delle note legate e gestisce il tempo di respiro. "Dopo il terzo movimento - come ella stessa ci ricorda - avviene la rottura col passato e la tradizionale sinfonia classica codificata nella sola strumentazione si apre ad altre esperienze musicali. Inauditamente Beethoven introduce per la prima volta il canto”. 

È un passaggio di incredibile lucidità, dopo una serie di serrati dialoghi simbolici tra violini e bassi, che il pubblico ha atteso con trepidazione come un atto liberatorio. L’epilogo è alle porte: il fragore del coro inizia a sovvertire un ordine ingessato da anni. Ed è qui che la bacchetta di Grazia Rossi s’appresta a contenere l’improvviso diluvio di crescendo e travolgenti fugati. “È un momento stupefacente - commenta con giovanile entusiasmo - che prelude a quella Gioia che finalmente è tra noi”.

Voci provvidenzialmente di giovani all’altezza della sacralità del luogo e dell’evento: Eva Corbetta soprano, Jeun Jeon contralto, Davide Piaggio tenore, Gabriele Spina baritono. Possente il Coro composto da tre formazioni: Coro Harmonia Cantata (diretto da Raffaele Puccianti), Corale Santa Cecilia di Borgo San Lorenzo (diretto da Andrea Sardi), e Coro Quadriclavio di Bologna (diretto da Lorenzo Bizzarri).

La morale è racchiusa nel finale, quando Soli e Coro ci invitano al grido “Abbracciatevi moltitudini!”. Gli applausi vigorosi del pubblico sono anche rivolti a quegli “Angeli del fango” che sessant’anni fa hanno dato un “Bacio al mondo intero”, come scrive Schiller nell’ultimo respiro dell’Inno.

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
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