Partecipare ad un concerto senza esserci mai stati. Magari senza neppure essere nati in quell’anno. Eppure avere la possibilità di immergersi visivamente e psicologicamente in un evento divenuto indimenticabile per tutti coloro i quali hanno conosciuto la musica dei Queen e il loro indiscusso, indimenticabile e iconico frontman: Freddie Mercury.
Per la prima volta in Italia, Bologna e il Museo internazionale e biblioteca della musica ospitano QUEEN. The Last Tour, la mostra fotografica di Torleif Svensson dedicata al Magic Tour del 1986, l’ultima tournée dei Queen nella storica formazione con, appunto, Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, di cui nel 2026 ricorre il 40° anniversario. E pensare che Torleif Svensson è divenuto fotografo per caso come racconta in un contributo video all’inizio del percorso espositivo, che si snoda al piano terra in un’area dedicata per poi proseguire nelle sale del Museo della Musica in un dialogo costante tra un passato e un “futuro” che è comunque passato.
Svensson nasce topografo e, in un ruolo dirigenziale che tanti gli avrebbero invidiato, a capo di numerosi fotografi che collaboravano ai suoi progetti, comincia ad appassionarsi all’arte dello scatto. Complice uno zio che lo accompagna a un concerto. Con al collo la macchina fotografica che a malapena sapeva usare, coglie negli scatti imperfetti sviluppati dalla pellicola, con scie luminose non volute, quell’imprecisione artistica che lo porterà a diventare l’unico fotografo autorizzato a seguire i Queen nel backstage del concerto e comunque per un caso fortuito.
Nel 1984, era a Londra per fotografare alla Wembley Arena i Queen e altri gruppi: purtroppo rullini e macchine fotografiche vennero rubati. La disperazione della perdita lasciò il posto alla determinazione e al desiderio di rimpiazzare il perduto. Nel 1986 Svensson aspettò Brian May alla fine di un concerto, nella hall dell’hotel dove alloggiava la band e gli raccontò tutto. Dalla comune passione per la fotografia, all’impatto di alcuni scatti mostrati al chitarrista nacque l’invito da parte del manager dei Queen al Magic Tour e non come ospite, ma come fotografo ufficiale di quello che sarebbe stata l’ultima serie di concerti.
Dopo la data finale di Knebworth Park il 9 agosto, Mercury dichiarò di essere molto provato e di voler cessare le esibizioni live. Non aveva ancora ricevuto la diagnosi di AIDS (arriverà solo l’anno seguente) ma il male stava purtroppo già facendo il suo corso.
Trentasette fotografie di medio e grande formato nell’allestimento curato da Pascal Casadei van Raamsdonk, con il sottofondo dei grandi successi del gruppo danno l’opportunità al visitatore di cogliere l’energia travolgente dei concerti e nel contempo consegnano alla storia un ritratto intimo ed estremamente realistico del frontman, sia nei sui tratti carismatici, sia nel contatto con il pubblico quasi in un dialogo diretto. A testimonianza di questo lo scatto principe della mostra con Freddie nel suo mantello regale, l’occhio perfettamente a fuoco e Brian May nell’angolo esterno sinistro sorridente, quasi a calpestare scherzosamente lo strascico.
Tutti gli scatti – i cui titoli sono un prestito dai brani del gruppo (Let Me Live, Who Wants to Live Forever, Was It All Worth It, I Want to Break Free, Under Pressure e persino God Save The Queen) – hanno un fascino e rendono una testimonianza inedita e coinvolgente, siano essi a colori o in bianco e nero, semplici scatti o realizzazioni dovute a doppia esposizione.
Insieme alle fotografie, memorabilia di collezioni private dialogano con i pezzi delle collezioni permanenti del museo e il “Figaro” citato in Bohemian Rapsody assume tutta un’altra sfumatura vicino a Gioacchino Rossini (che di Bologna fece la sua seconda casa) o a Mozart: il disco d’oro Elektra Records assegnato a Brian May per il milione di copie vendute del singolo We Are The Champions è infatti messo in relazione con l’Ordine dello Speron d’oro conferito a Mozart nel 1770 da papa Clemente XIV.
La camicia indossata da Freddie Mercury durante l’arrivo in elicottero a Knebworth Park e la celebre canotta gialla “Champion” sfoggiata sul palco dell’ultimo concerto sono visibili grazie alla concessione di Cesare Cremonini, che ha acquistato i pezzi all’asta dei suoi cimeli personali organizzata da Mary Austin, erede della collezione privata dell’artista anni fa (vedi a fondo recensione il nostro approfondimento), ma anche una parte dedicata al periodo successivo al Live Aid con alcuni indumenti appartenuti a Mercury, tra cui la canotta arancione Rapax C.B. n. 4 indossata durante le sessioni di registrazione del brano “One vision.
Un intenso percorso che lascia il visitatore con diversi sentimenti: meraviglia, malinconia, nostalgia, ammirazione. E che rende incredibilmente tangibile un pensiero di Svensson espresso durante un’intervista: È questo l’aspetto singolare della fotografia: quando un’immagine viene scattata, registra il presente. Col tempo, può diventare storia.
Aggiornamento: è di questi giorni la notizia che Brian May ha deciso di fermarsi e di non fare più concerti. Il valore di questa mostra aumenta ancora di più.
Scheda Mostra
- Titolo: QUEEN The Last Tour
- Sottotitolo: Le foto di Torleif Svensson dal Magic Tour del 1986
- Curatela: Pascal Casadei van Raamsdonk
- Dove: Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica
- Quando: da venerdì 10 luglio a domenica 11 ottobre 2026
- Galleria fotografica: Francesca Sara Cauli









