È un dato di fatto: le persone a teatro amano sorridere e amano farlo con quei personaggi anche mediatici che hanno imparato a conoscere e apprezzare facendoli entrare nelle proprie case o attraverso la televisione o attraverso la radio, o con entrambe. Di conseguenza non suscita una grande differenza quando si vedono e dove si vedono (lo stesso teatro), l'importante è che si vedano.
Il primo headliner è Marco Marzocca, special Guest Max Paiella
"Il giorno dopo givedì" è quello giusto, buio in sala e poi, finalmente, i riflettori. Tutti in attesa del poliedrico Marzocca ed ecco invece sulla scena apparire Max Paiella con la sua chitarra. Il comico, cantante, imitatore e musicista, ideatore delle "serenate coniglie", intrattiene il pubblico con le sue battute e con le canzoni riadattate o ideate, perché facente parte della "clinica del botulino amoroso", fino all'arrivo del Notaio, l'anziano uomo di legge che se la prende con usi e costumi moderni e che ha fondato il Pdmc, "Partito Democratico Monarchico di Centro Cattolici per la Pensione".
"Ma è possibbole - tuona lo stizzito Notaio contro Paiella - che fai qui? Sei uno zozzone, un accattone, uno di quei giovani con gli "recchini alla recchia" e chissà in che altri posti!" E comincia a illustrare il programma del suo partito che ha come obiettivo fondamentale riportare in questo paese l'ordine e la sicurezza e fare una grande opera: prosciugare lo Ionio, asfaltarlo ed evitare così il ponte sullo stretto. Diverse invettive contro il genere umano odierno e un nuovo spazio per Paiella in modo da dare il tempo al Notaio di cambiarsi e tramutarsi nel filippino "svampato e svampito" Ariel, non più domestico di Claudio Bisio, ma dell'attore Paiella che, impegnato a provare un Romeo e Giulietta senza, ovviamente, Giulietta, spiega la "quarta parete" del palco del teatro al pubblico e allo stesso Ariel, chiamato a sostituire l'attrice mancante.
Inutile cercare di descrivere in poche righe la forza comica di questo cabaret, unito al semplice piacere della commedia all’italiana, dove la sola spiegazione di "barometro" - strumento che misura Bari - nel buffo accento di Ariel, fa nascere una risata che viene dal cuore e che libera la mente da tanti pensieri tristi.
Non è "possibbole" respirare da quanto si ride per questa comicità senza tempi morti che racconta, tra le righe e attraverso la profonda sensibilità di Marzocca, anche tante verità con una sottesa nostalgia del passato, almeno nella sequenza del Notaio: il tempo in cui si mangiava in famiglia tutti insieme, con il capofamiglia seduto a tavola e a quando esisteva, nell'arco della giornata, il momento della noia che, soprattutto i ragazzi di oggi, non sanno più cosa sia, talmente presi da mille e mille impegni e dall'essere connessi con il mondo in ogni istante della vita. Ma è tanto meglio adesso?
Stagione successiva, stesso palco, in scena "Stasera paiella per tutti... offro io!"
Un piatto di "paiella" gustosa, servito cotto e speziato al punto giusto con lo spettacolo nel quale il cantante/attore/comico ha interpretato alternativamente tutti i personaggi che lo hanno reso famoso. Dai "nostri" politici Niky Vendola, Matteo Renzi, Ignazio Marino, Beppe Grillo all'internazionale Barak Obama, alle altre "maschere della commedia dell'arte" - ovviamente rivisitate con il gusto odierno - Vinicius Du Marones, Leccha Julio, Parakulis, Nikolai Te Corkov, Fata Paiella.
Un piatto veramente "condito", gustato sia dagli estimatori del famoso "ruggito del coniglio", sia dai neofiti che magari non conoscevano l'eclettico artista e che ne hanno apprezzato la verve ed il sarcasmo, usato nel giusto quantitativo sia nelle "canzonette" politiche che in quelle reinterpretate ad hoc.
"Tristeza" per il teatro non pienissimo che avrebbe raffreddato qualunque interprete ma che, dopo qualche battuta, si è unito alla voce di Paiella che incitava il completamento di alcune canzoni famose. Le "sere nere" di Tiziano Ferro o il "trottolino amoroso du du dadada" di Amedeo Minghi e Mietta demoralizzerebbero chiunque, ma non certamente Max che, guidato da una voce fuori campo - un "altissimo" interlocutore -, ha inframezzato brani di Omero a "Romagna mia", in versione Elvis Presley. Dalla voce e dal racconto si percepisce l'ammirazione dell'artista per i "grandi" della musica da Tony Bennett a Frank Sinatra, Count Basie, Led Zeppelin, Beatles, Jimi Hendrix e, per rimanere in terra italiana Iannacci, Gaber, Paolo Conte, solo per citarne alcuni.








