Romeo l'Ultrà e Giulietta l'Irriducibile (recensione)

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega Trigoria e rifiuta il tuo nome! Se non lo vuoi, tienilo pure, giura di amarmi ed io non sarò più una laziale

Giulietta
m&s - Giulia Fiume è Giulietta l'irriducibile (foto © media & sipario)

Cambiare tutto perché tutto resti com’è. Si potrebbe riassumere in questa frase il pregevole lavoro svolto da Gianni Clementi nella sua personale e riuscita rilettura calcistica di un classico senza tempo come il "Romeo e Giulietta". In questo specifico caso il balcone si è spostato da Verona alla Capitale e i due sfortunati innamorati hanno acquisito gli appellativi di Ultrà lui e Irriducibile lei.

In questa nuova trasposizione del capolavoro shakespeariano, i Montecchi e i Capuleti sono migrati, non solo di luogo, ma anche di tempo: dalla Verona del '500 alla Roma contemporanea. L'odio rimane lo stesso, anche se affonda le sue radici nelle opposte fedi calcistiche. Un motivo come un altro per fomentare ed accrescere una rabbia senza ragioni, con cui trovare una valvola di sfogo alle frustrazioni contemporanee. L’appartenenza ad una tribù non dipende da meriti o colpe, ma solamente dalla scelta del destino, che seleziona gli appartenenti ai vari schieramenti, così come da bambini si sceglievano le squadre per giocare a pallone: uno di qua, l’altro di là, fino a quando non rimane nessuno da scegliere (a parte "Macarena" che nessuno vuole). Da quel momento, fino al termine dei giochi, i componenti delle opposte fazioni sono condannati ad odiare gli altri senza riserve. Senza farsi domande o porsi questioni. È così e basta, perché in questo modo è stato scritto (quasi in atmosfera dantesca).

Se di primo impatto l’idea di traslare la secolare lotta in una borgata romana potrebbe apparire un forte rischio, in realtà la messa in scena, in ogni suo elemento, è particolare, suggestiva e mai banale. Le battute, scritte quasi interamente in quartine in rima alternata, contribuiscono a imprimere al tutto un’aura di arcaicità e poesia spiazzante che si pone in netto contrasto con i contenuti moderni delle tematiche affrontate. La suggestione viene enfatizzata dalla distopia dei costumi, attraverso i quali è facile trovare una compenetrazione fra classico e moderno. Ed è così che per le strade - ovviamente romane - non ci sono più Mercuzio e Tebaldo, ma "er Poeta" e "er Cobra", mentre Montecchi e Capuleti sono sostituiti dalle enclave di "Murena" e "Catena". Gli innesti musicali vanno dalla inevitabile (e bellissima) "Romeo And Juliet" dei Dire Straits a Pink Floyd e Vasco Rossi. La modernità non si scontra con il classico: ma si armonizza perfettamente. Il drammaturgo contemporaneo non si sottrae poi al suo lavoro e "zì frà" propone a Giulietta l'assunzione di un fungo per sembrare morta: “Giusto il tempo per ingannare tutti, poi potrai fuggire con il tuo amato”. Il pubblico sa che non sarà così, anche se prova ad illudersi, sperando che - almeno stavolta - possa esserci una conclusione più felice. Ma il sottotitolo dello spettacolo non lascia dubbi.

Il destino è inevitabile, ancor di più se prende le redini da un’opera così potente da essere ricordata ancora oggi come una delle più pure rappresentazioni d’amore che siano mai state scritte. Dell’inesorabilità del fato sono ben consapevoli anche i personaggi in scena, che rinunciano ad aiutare Romeo quando decide di porre fine alla sua vita, o quando non avvertono Giulietta di ciò che sta per accadere. Si gioca, inoltre, sulla meta-narrazione, rendendo i personaggi partecipi anche delle sensazioni dei presenti in sala. Con questo espediente l’autore pone tutti sullo stesso piano, palco o platea poco cambia. Per questo nessun personaggio è mai realmente fuori scena: chi momentaneamente non partecipa alla narrazione si accomoda a lato e da seduto assiste agli eventi, come il pubblico pagante. Ognuno è attore e tutti sono spettatori. Anche nell'intervallo.

Gli interpreti riescono nel difficilissimo compito di rendere nuova e coinvolgente una storia di cui tutti conoscono già risvolti e colpi di scena. Non c’è spazio per l’improvvisazione, ogni tassello deve essere collocato al posto giusto e, quando ciò accade, il risultato è eccezionale. Non solo Edoardo Frullini e Giulia Fiume (Romeo e Giulietta, ovviamente), ma tutto il cast artistico dimostra di essere perfettamente a proprio agio nella storia che sta interpretando, una coralità che non è sempre facile ottenere. Una storia che, oggi come cinquecento anni fa, parla d’amore e di un odio che lo soffoca, un odio sempre più presente nella società moderna (rivolto a chiunque sia diverso da noi, in qualsiasi forma) e che, proprio per questo, andrebbe compreso e isolato. Per fare in modo che magari, la prossima volta, Giulietta e Romeo possano vivere per sempre felici e contenti (in curva sud o in curva nord poco importa).

ROMEO L’ULTRÀ E GIULIETTA L’IRRIDUCIBILE
Storia d’amore e tifo con tragedia finale
scritto e diretto da Gianni Clementi
liberamente ispirato all'opera di William Shakespeare
con (in ordine alfabetico):
Enzo Ardone, Alessio D'Amico, Giulia Fiume, Edoardo Frullini, Federico Le Pera, Daniele Locci, Luca Paniconi, Simone Pulcini, Pietro Rebora, Luna Romani, Kabir Tavani, Daniele Trombetti, Gianmarco Vettori e con la partecipazione straordinaria di Stefano Ambrogi
scene Carlo De Marino
costumi Mara Gentile
disegno luci Giuseppe Filipponio
aiuto regia Claudia Genolini
assistente alla regia Lucia Clementi
sarta di scena Sofia Colli

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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