Due gocce d’acqua. All’apparenza sono identiche. All’apparenza appunto, perché a ben guardare e soprattutto a ben sentire, il rumore che fanno quando cadono è diverso l’uno dall’altra. Se la similitudine con “due gocce d’acqua” è riferito a due fratelli gemelli, tra l’altro eterozigoti, allora la diversità è lampante. Ma forse anche questa è apparenza. Stiamo parlando della nuova commedia a penna di Lorenzo Ansaloni, artista emiliano che abbiamo già apprezzato in diverse pièce, sul palco insieme a Eugenio Maria Bortolini dal titolo appunto, “Due gocce d’acqua”.
Giosafatte e Cosetto, che per tutta la vita ha cercato invano di farsi chiamare Luigi, sono due fratelli gemelli. Ne facciamo la conoscenza allo stato embrionale (nel vero senso della parola, quando ancora sono due voci durante la gestazione), durante il quale si percepiscono già le differenze: pur condividendo la stessa “origine”, il primo risulta più cupo, “serioso” diremmo, mentre l’altro più giocoso e fiducioso. Ormai cresciuti, hanno affinato le differenze, enfatizzandole.
Giosafatte sembra aver avuto la predestinazione nel nome biblico; dedito al lavoro e alla famiglia, forse più al primo che alla seconda, con una spiccata predilezione per l’opera lirica, è il classico brav’uomo. Serio, un po’ chiuso, ha chiamato la figlia Tosca, ma proprio per il lavoro è un pezzo che non va a teatro. Cosetto è l’archetipo del Peter Pan cinquantenne scavezzacollo: ama la musica pop rock, in passato le scommesse ed il gioco che ha trasformato con fatica in un’attività, va in discoteca, beve. Due gocce d’acqua allo stato embrionale che cadendo nel mondo reale hanno fatto un rumore diverso.
La morte della madre, con la scoperta del diario della nascita conservato e portato da Tosca allo zio per leggerlo con Giosafatte, porta alla luce le similitudini, le differenze, i rancori tra i due fratelli in un’ora e venti circa di testo che fa riflettere, con un occhio attento alla comicità che ha da sempre contraddistinto i due artisti. Risentimento, Rimorso, Rimpianto, Rispetto, Riconciliazione. A due a due, come due sono le gocce d'acqua gemelle così diverse, si sviluppano tutti questi temi. I due fratelli, leggendo il diario della Mamma, scoprendo insieme quanto fosse sconvolta dalla notizia di averli in grembo e quanto poi si fosse riconciliata all'idea di partorirli, mettono in campo ad uno ad uno tutti i problemi di una vita a due che li ha visti legati indissolubilmente senza volerlo, come capita poi in ogni famiglia.
Si ride. Tanto. Le battute, ad onor del vero assolutamente nel gusto della scrivente, strizzano l'occhio ad uno humor inglese vicino alla penna di Wodehouse. Il frigo Giosafatte con la pubblicità radiofonica che usa "Che gelida manina" come jingle. O i riferimenti al capoluogo Emiliano. Nonché il non-sense tanto amato dal duo Ansaloni – Bortolini. Ma si riflette, altrettanto. Ed anche questo in realtà fa parte delle due gocce d'acqua e del rumore diverso che provocano. È un continuo rimando alla risata che non snatura l'anima dei protagonisti e nello stesso tempo tradisce una conoscenza della scrittura teatrale (il conflitto "la fa da padrona") e di scritture altre. Come mai la Mamma, protagonista senza essere presente, ricorda tanto la Rebecca biblica, che diede alla luce Esaù e Giacobbe? Uno diventa abile nella caccia, avvezzo alla vita nella steppa, l’altro, forse più fragile, sta sotto le tende… oggi si direbbe “tutto casa e chiesa”. E chi è il più fragile tra Giosafatte e Luigi?
La commedia è da poco nel circuito teatrale ed è, come dicevamo, la prima nata dalla penna di Ansaloni. Indiscutibilmente i due attori sanno cosa stanno recitando. Tengono il palco. Ognuno in maniera diversa."Agguantano" la risata quando devono, ed anche la lacrima. Entrambi complici, l'uno nel rispetto del ruolo dell'altro senza soverchiarsi. Per uscire dall"interland emiliano forse sarebbe il caso di togliere qualche riferimento territoriale (il dialetto Emiliano, nel linguaggio teatrale, non è ancora quello napoletano) ma siamo fiduciosi nella drammaturgia di Ansaloni.
"Noi siamo quello che leggiamo, sentiamo, vediamo, ascoltiamo, guardiamo" disse una volta un saggio. E forse è proprio qui, la chiave di lettura di "Due gocce d'acqua". Ci riconosciamo, pur non essendo gemelli, pur non essendo né Bortolini, né Ansaloni. Ridiamo certo, ma usciamo riflettendo. Ed è questo che il teatro deve "far fare".
DUE GOCCE D'ACQUA
di Lorenzo Ansaloni
da un soggetto di Eugenio Maria Bortolini
con Lorenzo Ansaloni, Eugenio Maria Bortolini
regia Bortolini - Ansaloni






