Torna in scena con Federica De Riggi, Andrea Ortis, Floriana Monici
Roma, Teatro Brancaccio, dal 17 al 21 marzo 2027
Scrivere la recensione di Frida Opera Musical potrebbe sembrare un'impresa improba, visto l’impatto emotivo che la messa in scena riesce a trasferire sul pubblico. Anche il misurarsi con la vita e l’arte della rivoluzionaria e passionaria pittrice, attraverso la mera lettura della sua biografia, è impattante: il dolore e la sofferenza personale, unito al momento storico e sociale del Messico, con cui aveva un rapporto viscerale, non può lasciare indifferenti. Ma non temiamo di esagerare quando assimiliamo l’opera di Andrea Ortis (drammaturgo insieme a Gianmario Pagano) - che oltre a indossare i panni di Diego Rivera firma anche la regia - a un nuovo esempio di quello che Richard Wagner definiva Gesamtkunstwerk, cioè l’opera d’arte totale: un'ideale artistico che mira a fondere musica, poesia, dramma, danza, scenografia, architettura e recitazione in un'unica opera teatrale, creando una sintesi unitaria. Sintesi unitaria raggiunta da ciò che abbiamo applaudito e che ci ha profondamente commossi.
Partiamo dal presupposto di quanto non sia necessario conoscere la storia drammatica della donna prima che dell’artista - dalla malattia all’incidente terribile che l’ha lasciata immobilizzata per mesi, nonché dell’amore tormentato per Diego Rivera - per approcciarsi al racconto. Aiuta, ma non è indispensabile, perché la vita della Kahlo è dipinta - verbo non scelto casualmente - in un modo così realistico, intenso e coinvolgente a chiunque.
L’allestimento riesce a raccontare un’artista difficilmente incasellabile o difficilmente “ingabbiabile” in una cifra stilistica (in Europa era stata definita surrealista, ma ha sempre rifiutato la definizione), nonostante su di lei si abbia pensato di aver detto tutto e forse anche di più. La domanda pertanto nasce spontanea: perché questo spettacolo? Forse perché come lei viveva e dava forma alla sua arte rispondendo a una esigenza che proveniva dalle sue viscere più profonde, così è evidente che esista perché sentiva la necessità di esistere, producendo un “altro” punto di vista.
Il punto di vista in questione è quello di Caterina (Drusilla Foer), la calavera che accompagna la vicenda e la vita di Frida. È una voce narrante senza esserlo, una presenza in scena costante anche durante l’assenza del personaggio, assolutamente attinente al simbolo rappresentato (un'icona artistica e culturale messicana nata come satira da una litografia di José Guadalupe Posada nel 1910 circa). Rappresenta la morte, in un personaggio femminile abbigliato elegantemente (occidentalizzato) e, curiosamente, fu resa celebre proprio da Diego Rivera. Se nella cultura messicana è divenuta il simbolo nazionale del "Día de los Muertos" (Giorno dei Morti), ancora di più in questo spettacolo prende forma il suo essere simbolo di uguaglianza di fronte al decesso.
La Vita non può esistere senza la Morte e la Morte non può esistere senza la Vita. L’una è la Gabbia dell’altra, in un rispecchiamento costante che permea tutto il musical, rimandando simbolicamente anche alle gabbie/busto che Frida doveva portare dopo l’incidente e che, in maniera surreale, l’hanno portato a essere così libera e viva nella pittura.
Una Morte dolce, una compagna con la quale camminare fianco a fianco e con la quale poter discutere, tormentarsi, arrabbiarsi, perfino giocare o far commuovere davanti alle proprie sfortune. Una Morte davanti alla quale potersi mostrare battagliera, ma anche spogliata di ogni difesa, dalla gabbia non fisica, ma da quella mentale che ci si crea per difendersi dagli altri.
Una gabbia che più volte torna anche nel disegno di luci, in impercettibili scie luminose, in schermi che mostrano Frida o anche Catrina solo come figura sullo sfondo. Una contaminazione tra vita reale e sogno, tra terra dei vivi e terra dei morti, con una divisione a volte solo percettibile, a volte più rimarcata dalle musiche che spaziano dai ritmi mariachi, al pop, alla techno.
L’opera è da definirsi tale in quanto affresco. È un murales che porta i colori del Messico grazie al dettagliato e preciso studio di Frida operato con la collaborazione del Museo Frida Kahlo. È un murales in cui tutti i performer meritano un applauso, dai ballerini “di fila” ai protagonisti, prima fra tutte Federica Butera, interprete estremamente somigliante. Una corporatura esile che sul palcoscenico si trasforma in una presenza scenica, gestuale e dalla timbrica eccellente.
Andrea Ortis, pacato e discreto, ma preponderante come doveva essere Rivera, riesce a ritagliarsi un ruolo che gli sembra cucito addosso e contemporaneamente firma una regia visionaria.
Discorso a parte per Drusilla. La sua fisicità, l’innata eleganza e il suo continuo gioco di ambiguità fanno di lei una Calavera quasi intangibile, seppur estremamente reale nei cambi d’abito. Oltre 260 costumi e le maschere di argilla realizzate nei laboratori napoletani contribuiscono a evocare l’universo cromatico di Frida e il magnetismo di Drusilla/Catrina attrae, incanta, incatena.
Se la gestualità, sia essa recitativa o danzata, è sempre narrativa e mai decorativa, forse a dover trovare qualche difetto lo spettacolo - che non dimentichiamo, è al debutto - non perderebbe di impatto con qualche “sforbiciata” agli intermezzi di danza. Seppur passate velocemente, le quasi tre ore potrebbero essere leggermente ridotte e alcuni quadri potrebbero essere sviluppati a discapito di altri, senza nessun tipo di perdita drammaturgica. Probabilmente l’arricchimento della parentesi europea, che ci è sembrata solo accennata, avrebbe meritato maggior respiro, così come la parte legata all’immobilità iniziale dopo l’incidente. Il letto a baldacchino con lo specchio ci sarebbe sembrato ancora più incisivo nel messaggio di costante rispecchiamento vita/morte.
In sintesi un’opera sanguigna, intensa, che ci auguriamo di vedere per anni sui palchi italiani e che proponiamo, per quanto possibile, di mostrare anche alle scuole, non solo a quelle artistiche, per trasmettere il messaggio di determinazione, coraggio e affrancamento femminile. Ne abbiamo ancora bisogno.
Scheda Spettacolo
- Titolo: Frida Opera Musical
- Genere: Musical
- Testo: Andrea Ortis e Gianmario Pagano
- Regia: Andrea Ortis
- Musiche e liriche: Vincenzo Incenzo
- Coreografie: Marco Bebbu
- Costumi: Erika Carretta
- Scenografie: Gabriele Moreschi
- Progetto luci associato: Valerio Tiberi e Virginio Levrio
- Progetto video: Virginio Levrio
- Assistenti alla regia: Emma de Nola e Beatrice D’Arienzo
- Con: Federica Butera - Drusilla Foer - Andrea Ortis
- E con: Antonello Angiolillo - Floriana Monici - Valeria Belleudi - Riccardo Maccaferri - Debora Boccuni - Arianna Tale’ - Federica De Riggi - Antonio Sorrentino - Elisabetta Dugatto - Giulia Maffei - Rebecca Erroi - Enrico Cava - Jacopo Siccardi - Omar Barole - Matteo Ammoscato - Carmine Olivazzi - Damiano Spitaleri
- Produttore esecutivo: Lara Carissimi
- Amministratrice di compagnia: Luisa Iandolo
- Assistente di produzione: Federica Zangari
- Stagione teatrale: 2025/2026
- Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
- Torna in scena a: Roma
- Date: Dal 17 al 21 marzo 2027
- Luogo: Teatro Brancaccio, Via Merulana 244
- Biglietti: Da 65 € a 29 €
- Informazioni:
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