Due figure, vestite di nero, si avvicinano con passo lento e misurato, quasi una danza, verso una grande struttura di metallo, simbolo del potere danese. Salgono le scale laterali, una a destra, l’altra a sinistra, raggiungendo la cima, dove ad attenderle c’è una corona dorata. Tutt’intorno, gradino dopo gradino, si stagliano bandiere rosse, su cui sono marchiati in nero i nomi che risuoneranno per tutto lo spettacolo.
È così che la compagnia Controtempo Theatre accoglie il pubblico presente alla propria rivisitazione dell'opera shakespeariana. Un atto coraggioso, se si pensa a Shakespeare come a un dio laico del teatro e ad Amleto come uno dei capisaldi della cultura di ogni epoca. Se nella versione originale la trama è un intreccio di eventi, portato avanti da un numero sostanzioso di personaggi, qui viene dato spazio solo ai principali.
Amleto, principe di Danimarca a cui presta il volto Venanzio Amoroso, ha uno spessore e trasmette una tale carica emotiva da non passare inosservato. Ofelia, la sua amata, che muore con il cuore spezzato, e noi con lei, tanto è il trasporto con cui viene interpretata da Lilith Petillo (che firma anche la regia). Claudio è il personaggio più controverso e subdolo della storia: fratello, nonché assassino, del padre del protagonista, nuovo marito della madre e, di conseguenza, nuovo re. Interpretazione sentita, anche quella di Danilo Franti, in un "gioco" di manipolazioni gestito ad arte.
Gertrude, regina e madre di Amleto con le movenze e la voce di Dalila Aprile, incassa colpi con una sorta di totale ingenuità, cercando per tutto lo spettacolo un vero (e impossibile) contatto con il figlio. Laerte, fratello di Ofelia, personaggio che sembra marginale, ma che si rivela fondamentale per la conclusione. Anche qui un’enorme sofferenza, trasmessa attraverso gli sguardi e i gesti eloquenti di Paolo Cutroni. Orazio, amico fidato e leale del protagonista interpretato da Edoardo Marcaccini, custode della storia, in grado di interfacciarsi con il pubblico in diversi momenti. Una scelta audace, quella di ridurre drasticamente i personaggi, ma ben orchestrata. Sei interpreti, quattro location e un gioco di ruoli che non può non catturare l'attenzione dello spettatore, adulto o bambino che sia.
Diverse location, perché la caratteristica di questa compagnia è di realizzare trasposizioni di grandi opere in modalità itinerante (vedi le nostre recensioni di Otello e Cyrano de Bergerac). Un palco, per gli attori e le attrici di Controtempo Theatre, sarebbe limitante e ciò che il pubblico maggiormente apprezza, oltre le doti interpretative, è l'interazione.
Personaggi che passano attraverso gli spettatori per raggiungere il proprio posto; persone del pubblico invitate, seppur per pochi secondi, a far parte della pièce; la concentrazione mantenuta, nonostante i rumori ambientali (dalle chiacchiere dei bambini, a qualche tv accesa nelle case); restare in parte, senza mai inciampare, anche quando gli occhi degli attori e delle attrici incrociano i nostri, con una distanza talmente breve da potersi toccare.
Condensare un'opera come Amleto in uno spettacolo itinerante è un'impresa titanica, ma nonostante questo la compagnia è riuscita, dando risalto ai punti salienti della storia shakespeariana. Follia, amore, violenza, morte: nulla è stato tralasciato. Il dramma di tante vite in soli 90 minuti.
AMLETO
da William Shakespeare
regia Lilith Petillo
con Venanzio Amoroso, Danilo Franti, Lilith Petillo, Dalila Aprile, Paolo Cutroni, Edoardo Marcaccini
produzione Controtempo Theatre








