La misteriosa scomparsa di W (recensione)

Da un testo di Stefano Benni, con Ambra Angiolini interprete e - prima volta - anche regista

La misteriosa scomparsa di W, una scena dello spettacolo
La misteriosa scomparsa di W, una scena dello spettacolo. Foto di Serena Serrani

Stefano Benni scrisse “La misteriosa scomparsa di W” come un lunghissimo monologo  e la inserì nella raccolta “Teatro” del 1994: V, paziente psichiatrica, si racconta al pubblico nelle sue incertezze, manie, ossessioni, mancanze, fin dalla nascita: “Il giorno che io nacqui un sole improvviso meraviglioso entrò dalla finestra della sala parto e illuminò la scena, mia madre lanciò un trillo melodiosissimo, da soprano e senza sofferenza alcuna mi sparò in aria come una paletta di cannone, io feci una doppia capriola e ricaddi esattamente tra le braccia del primario, un uomo bellissimo, brizzolato, virile, non fumatore, e in quell’attimo - MIRACOLO”.

Sono passati 32 anni da quella scrittura e mai come adesso, nel tempo attuale e grazie ad una regia e interpretazione degna di nota la storia di V sembra così attuale. V. - che si sente sempre come alla ricerca di qualcosa che la completi – è imperfetta, non conforme alle regole della società o alle etichette ed è talmente senza sovrastruttura alcuna da sembrare una novella Alice nel Paese delle Meraviglie.

Peccato che il Paese delle Meraviglie, così come quello di Lewis Carrol con le dovute distanze, sia pieno di disagi e di cose che apparentemente sembrano meravigliose, ma che in realtà non lo sono.

Alice si scontrava con la Regina di Cuori in un mondo di paradossi e nonsense, mentre V, alla disperata ricerca forse dell’altra V mancante per formare una completezza che apre invece altri interrogativi (Where? When? Why? What? E soprattutto Who?) si trova ad affrontare luoghi comuni, regole, etichette ma anche guerre, dolore, frustrazione.

A lei come ad altre persone “malate” non vengono imposte miracolose pillole calmanti, ma uno schermo da scrollare che in qualche modo offuschi il suo modo di vedere il mondo: ingenuo certo, preda di sbalzi d’umore sicuramente, ma talmente lucido da intimorire chiunque.

Attorno a V si accumulano perdite, delusioni e ricordi: il coniglietto Walter, il nonno Wilfredo, l’amica Wilma, l’amore di Wolmer. Forse è questa la ragione per la quale V cerca disperatamente un’altra V alla quale affiancarsi: qualcuno che come lei guardi il mondo e le faccia sopportare meglio il vivere in una società così meschina e crudele con lei.

Ambra Angiolini ripropone nuovamente (dopo diversi anni) il monologo di Benni. Se nella prima edizione le caratteristiche di V scivolavano anche visivamente su una novella Alice (da noi già citata), in questo allestimento la Angiolini – che assume anche la responsabilità della regia – propone una rilettura del testo decidendo con successo di spogliarsi di qualsiasi sovrastruttura e di “indossare” completamente un personaggio fatto di parole, di associazioni imprevedibili, di immagini spiazzanti tanto care all’autore. 

La perdita, la frammentazione, la disgregazione, la ricerca di una forma da dare al mosaico esistenziale di cui si sono perse o rotte le tessere sono il fulcro ed il leit motiv della performance che vede una Angiolini sempre presente, senza cedimenti e consapevole del suo ormai saldo “saper fare”.

La frammentazione interna della protagonista è ulteriormente evidenziata dalle composizioni sonore di Dardust, il disegno luci di Marco Filibeck, la scenografia di Chiara Modolo e le creazioni artistiche di Cracking Art contribuiscono a costruire un universo scenico che ripropone quello scritto da Benni.

Uno specchio riflette l’immagine di V – in un continuo rimando simbolico alla W – che si guarda e cerca un altro modo per guardare il mondo – e i conigli sulla scena ricordano tanto Walter quanto un eventuale Bianconiglio da seguire per ritrovare se stessi.

Il linguaggio apparentemente giocoso, ritmato e portato con efficacia dalla Angiolini sul palco ha sempre un retrogusto amaro che impedisce alla parte comica di rimanere una semplice evasione.

“La misteriosa scomparsa di W” – alla cui messa in scena suggeriamo di assistere anche due volte per metabolizzare correttamente quanto si è visto – è un’occasione per interrogarsi sull’essere incompleti e sulla ricerca spasmodica di “altro”. E’ sempre così necessario? O semplicemente si deve imparare ad abitare la mancanza?

4 stelle

Scheda Spettacolo

  • Titolo: La misteriosa scomparsa di W
  • Testo: Stefano Benni
  • Interpretazione e regia: Ambra Angiolini
  • Composizioni sonore: Dardust
  • Light designer: Marco Filibeck
  • Scenografia: Chiara Modolo
  • Costumi: Gentucca Bini
  • Creazioni artistiche: Cracking Art
  • Assistente alla regia: Beatrice Cazzaro
  • Foto: Serena Serrani
  • Produzione: Teatro Carcano Milano
    Stagione teatrale: 2026/2027
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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