Petrolio. Una storia a colori al Teatro de' Servi di Roma

Una storia a colori con una forte predominante di grigio, esordio drammaturgico di Beatrice Gattai

Beatrice Gattai
m&s - Beatrice Gattai

Torna in scena per Visioni di Roma, Festival cittadino di teatro, musica e poesia per la valorizzazione della cultura e della tradizione di Roma. Direzione artistica di Pino Strabioli. Al Teatro de' Servi, venerdì 11 settembre alle ore 21

Tutto il racconto si svolge nel piccolo appartamento italiano di Natasha (Beatrice Gattai), una giovane ragazza moldava che da tempo ha deciso di intrattenere a pagamento gli uomini che frequentano la sua casa ("non puttana, ma prostituta"), una soluzione scelta in piena libertà e - ovviamente - di maggiore resa economica del fare la badante o le pulizie o la cameriera. Sono tutti mestieri nobilissimi, sia chiaro, ma è questo il massimo che si può ottenere quando si emigra per tentare fortuna nell'accogliente Italia. Tanto se sei "rumena" (anche se lei è moldava, che non è la stessa cosa), nella vita non puoi che fare questo.

La ragazza ha invece deciso consapevolmente di mettere a maggiore frutto la propria avvenenza e ha apparentemente avuto ragione. Con i suoi guadagni si è potuta permettere l'affitto della "sua" casa, dove per entrare ci si deve togliere le scarpe, perché lo sporco che c'è fuori non entri dentro. Atteggiamento forse infantile, ma comprensibile da parte di chi probabilmente nella vita ha ricevuto "sempre qualcosa sulla faccia" (cit.) e non ci riferiamo a delle carezze, anche se nel racconto - almeno inizialmente - non si fa cenno ad altro.

Natasha, tutto sommato, è soddisfatta: ha un luogo discreto e accogliente, un telefonino per gestire le richieste, una buona memoria per programmare gli appuntamenti e un giro di clientela fissa, garbata e soprattutto non pericolosa. Non sarà molto, ma per lei è più che sufficiente, poi ha sempre la sua valvola di sfogo (il disegno artistico), retaggio degli anni trascorsi in accademia. Rifugiandosi nel mondo a colori delle sue preziose e costose matite, sopporta meglio il suo microcosmo, apparentemente squallido e avvilente.

Tra i clienti assidui abbiamo Giuseppe (Alessio Di Clemente), un cinquantenne in crisi coniugale, maggiormente avvezzo a dare sfogo solo ai propri appetiti sessuali, arido ma anche capace, saltuariamente, di piccoli gesti affettuosi, come il regalarle il Peter Pan di Barrie o proporsi di aiutarla a vendere i suoi disegni. Peccato che non riesca a ricordarsi - sempre - che di fronte a sé ha un essere umano e non una "puttana".

L'altro cliente fisso, ma di Jessica (lui la chiama così in un infantile riferimento alla signora Rabbit dello schermo), è Emanuele (Francesco Centorame o Andrea Lintozzi), un adolescente disabile, con le normali pulsioni sessuali della sua età, che una mamma intelligente e senza pregiudizi accompagna agli appuntamenti. Jessica per il ragazzo non è semplicemente una valvola di sfogo, ma anche un surrogato affettivo.

Il giro di boa è costituito dalla apparente definitiva rottura tra Giuseppe e la moglie. L'uomo viene cacciato di casa e invece di trasferirsi in un residence, decide di fermarsi, pagando per il disturbo, in casa di Maria (è questo il terzo e vero nome della ragazza). Qui, in un difficile tentativo di convivenza, l'uomo rivela in maniera compiuta i motivi che hanno portato alla soluzione del suo rapporto di coppia. A questa intrusione nel proprio privato, Maria risponde introducendo un ulteriore tassello, fondamentale, che invitiamo, come sempre, a scoprire in teatro, non appena questo spettacolo tornerà in scena.

Intorno al 2015 Beatrice Gattai patisce un momento di crisi classico nella vita degli artisti e riconducibile, per semplificare, al telefono che "non squilla più" (cit.). Fortunatamente, nella sua vita di autrice interviene un "Clarence" che nella realtà si chiama Vito, che la sprona a scrivere quello che realmente le interessava esprimere. Da questo stimolo affettivo nasce il progetto artistico cui abbiamo assistito (prima in video poi dal vivo). E ne siamo tutti grati. Nei suoi 80 minuti circa Petrolio si presenta allo spettatore una sequenza di "argomenti" fortemente critici, chiamale se vuoi disattenzioni (cit.) di quella società contemporanea che ostinatamente continuiamo a definire civile. Si va dal comprensibile desiderio di amore di Emanuele (per chi non l'avesse ancora capito: malattie o disabilità non rendono asessuati), all'atteggiamento più volgare e anaffettivo che violento di Giuseppe, sia nei confronti di Maria che della moglie. E si sfiorano altri temi "difficili" che preferiamo farvi scoprire direttamente in sala.

L'autrice con una sensibilità tutta femminile è riuscita a costruire su appena tre personaggi dei contenuti che rimangono a lungo nella mente dello spettatore, durante e dopo la pièce. Alessio Di Clemente ha dato spazio all'espressione arcigna del suo personaggio, ma senza esagerare. Francesco Centorame e Francesco Centorame (abbiamo visto entrambi) hanno chiesto al proprio corpo di snodarsi e Beatrice Gattai è rimasta in battuta, anche quando non lo era.

Come andiamo spesso ripetendo, il teatro ha il merito di far pensare, consegna domande e non emette giudizi e con questa nuova firma della drammaturgia contemporanea (che speriamo abbia il desiderio di continuare) ne abbiamo avuta un'ulteriore gradita conferma. Uno spettacolo a parere nostro è soprattutto questo: un necessario racconto di vita. Sarebbe preferibile che fosse sempre e solamente a colori, ma non possiamo ignorare la presenza del grigio scuro nella stessa scatola di matite multicolore.

PETROLIO. UNA STORIA A COLORI
di Beatrice Gattai
regia Alessio Di Clemente
con Beatrice Gattai, Alessio Di Clemente e Francesco Centorame
costumi Irene Trovato
scenografia Adriano Solferino
tecnico Giulia Pompili
disegno luci Diego Pirillo
produzione PaT- Passi Teatrali
durata un atto unico di 80 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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