Torna in scena a Roma, al Teatro Ciak, sabato 28 e domenica 29 novembre 2026.
Volendo ripercorrere i passi di questa fortunata e molto rappresentata commedia, dobbiamo necessariamente partire dalla sua prima scrittura (quella originale di Ben Jonson), del 1606, che ha anche coinciso con la prima messa in scena britannica al celebre Globe Theatre di Londra, solo dieci anni pù tardi la pubblicazione e di conseguenza la "presa in carico" del copione da parte del mondo universale dei teatranti.
Dovremo poi attendere altri 370 anni perché l'autore americano Larry Gelbart, notissimo anche da noi per aver scritto (come coatore) il soggetto e la sceneggiatura di Tootsie e ideata e scritta la serie tv Mash, ne realizzasse una sua trasposizione. Se veniamo all'Italia, va ricordato che Maurizio Ponzi, aggiungendo l'articolo al titolo (che diventa così Il volpone), ne ha fatta una versione cinematografica nel 1988, spostando la vicenda da Venezia alla riviera ligure, con protagonisti Paolo Villaggio (il ricco Volpone) ed Enrico Montesano (il cameriere Mosca) e un prezioso cameo di Enrico Maria Salerno. Concludiamo questo lungo incipit, ricordando infine il film francese L'avventuriero di Venezia, del 1941, con la regia di Maurice Tourneur.
Anche Lerici ha cambiato il luogo, ma svolgendosi la vicenda praticamente sempre al chiuso, la commedia potrebbe essere ambientata dovunque, quello di cui abbiamo certezza assoluta - perché presente nelle note di presentazione - è che siamo nella prima metà del '900, periodo particolarmente apprezzato dal regista, visto che la sua recente versione del Falstaff è stata similmente collocata, anche se appena più indietro, vedi Falstaff e le allegre comari di Windsor (recensione). Ma tanto è sicuro che il comportamento umano sia sempre lo stesso, comunque e dovunque e non dobbiamo andarne fieri, anzi.
Secondo il Lerici pensiero, peschiamo direttamente dalle note di regia, siamo di fronte al ... capolavoro di un autore che insieme a Shakespeare e a Marlowe ha dato vita al periodo di maggiore splendore del teatro britannico: il teatro elisabettiano. E di questo non nutriamo dubbi e, come ci capita più spesso nella musica, ci chiediamo anche in questo caso a quale successo mondiale sarebbe riuscito ad arrivare Jonson, se non fosse esistito l'ingombrante e asso pigliatutto (meritatamente) William. Purtroppo per lui non si può scegliere quando e dove nascere, altrimenti in alcune nazioni ci sarebbero solo i cartelli "affittasi".
Protagonisti assoluti sono il denaro [rappresentato da Volpone] e la menzogna [ex aequo tra il volpone e la volpina], in un parallelo sconvolgente con i nostri tempi, in cui sembra più importante avere ed apparire che essere. Da questi due elementi nasce il senso ultimo della commedia: una visione cinica della natura umana. Un’accusa violenta e feroce dove la satira si stempera in un ghigno. E difatti è questo a cui assistiamo nella lunga rappresentazione (circa 140 minuti) cui è stato sfoltito un atto (da 5 a 4). Un'espressione del malessere umano cui oramai siamo totalmente assefuatti, in ogni senso. Un uomo arido nei sentimenti che ha come unico divertimento quello di farsi beffe di una pletora di personaggi che sembrano essere scappati dai cartoni giapponesi, per quanto sono eccessivi, invece non sono altro che lo specchio riflesso e crudele della nostra attuale società. Niente di più e niente di meno.
Il servo scaltro diventa "scaltra" ma non ingentilisce nulla del proprio animo, non prova compassione o empatia per nessuno, troppo occupata a tirare le fila, assieme al suo padrone, delle vite altrui. Si può chiamare Pseudolo o Palestrione o Arlecchino o Fly, è la sua convinta e compiaciuta mancanza di etica che lo/la rendono più forte degli altri. Il più furbo ha sempre la meglio sullo sciocco? forse. Le aberrazioni di questo atteggiamento le leggiamo - costantemente - sulle pagine di cronaca.
Scheda spettacolo
- Titolo: Il Volpone
- Autore: Ben Jonson
- Adattamento e regia: Carlo Emilio Lerici
- Protagonisti: Edoardo Siravo e Francesca Bianco
- Con: Marco Bonetti, Fabrizio Bordignon, Francesca Buttarazzi, Gabriella Casali, Giuseppe Cattani, Alessandro Laprovitera, Germano Rubbi, Alessandra Santilli, Susy Sergiacomo, Roberto Tesconi, Tonino Tosto, Mariano Viggiano
- Musiche: Francesco Verdinelli
- Costumi: Annalisa Di Piero
- Scenografia: Marilena Maddonni
- Costruzioni scenografiche: Diego e Simone Caccavallo presso Officine Teatro Belli
- Durata complessiva: 2 ore e 20 minuti
- Produzione: Teatro Belli di Roma




